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ALOPECIA
AREATA - GENERALITÀ
L'alopecia areata (AA) rappresenta la più comune forma
di alopecia non cicatriziale e costituiscenil 2-5% delle patologia
dermatologica osservata. La sua frequente associazione con altre
affezioni, la variabilità dell'evoluzione e dei reperti
bioumorali riscontrati nei diversi casi ne fanno unaentità
unica ed eterogenea, la cui patogenesi resta poco conosciuta,
fu inizialmente descritta da Celso nel I secolo d.C. e per tale
motivo, dopo circa un millennio e mezzo Jonston coniò il
termione in Area Celsi. Si riscontra con uguale frequenza nei
due sessi e l'età preferita di insorgenza è compresa
fra i 20 e i 30 anni. Nei bambini èpiù frerquente
intorno al 4°-5° anno di vita, mentre è rara dopo
i 60 anni. Sul piano clinico si distinguono comunemente quattro
varianti: - la forma in chiazze multiple può interessare
il capillizio e/o la barba ed è caratterizzata dalla presenza
di aree glabre, di numero ed esensione variabili; - la forma ofiasica
interessa elettivamente le regioni temporo-occipitali con possibile
estensione alll'intero cuoio capulluto; - la forma totale interessa
l'intero cuoio capelluto; - la forma universale è caratterizzata
dalla scomparsa di tutti i capelli e dell'intero manto pilare.
E'possibile osservare spesso in corso di alopecia areata alterazioni
eterogenee della lamina ungueale di tipo prevalentemente distrofico.
PATOGENESI
Nel corso degli anni si sono succeduti vari tentativi di attribuire
significato eziologico e/o prognostico a fattori o condizioni
patologiche come infezioni batteriche o virali, atopia, fattori
genetici e psicologici e malattie autoimmuni che di seguito analizzeremo
singolarmente, anche alla luce della nostra esperienza personale
relativa a 120 pazienti affetti da alopecia areata. Si tratta
di 57 donne e 6 bambini che presentanoalopecia areata in chiazze
multiple o forme ofiasiche (83 casi) o alopecia totale o universale
(37 casi). E' utile sottoporre i pazienti al seguente protocollo
di indagini: emocromo, sideremia, transferrina, ferritina, TAS,
VES, PCR, mucoproteine, esame urine, T3, T4, TSH, FT3, FT4, anticorpi
anti-tireo-globulina ed anti microsomiali, anticorpi antinucleo,
anti-mitocondri, anti-mucosa-gastrica. Sottopopolazioni linfocitarie
(OKT3, OKT4, OKT8, OKT4/T8), multitest, PRIST, tricogramma ed
esame microscopico del capello. Consulenza psichiatrica (solo
in alcuni casi), anticorpi anti gliadina IgA eIgG e anticorpi
anti endomisio (eseguiti negli ultimi 20 casi studiati), eventualmente
tampone faringeo, Rx ortopanoramica ed urinocoltura.
Infezioni
Infezioni a carattere focale a carico di denti, tonsille, seni
paranasali, ed inoltre infezioni ginecologiche e dell'apparato
urinario sono state evidenziate in pazienti con alopecia areata
e possonoi costituire fattori scatenanti. E' stata attribuita
importanza soprattutto ad infezioni dentarie croniche come granulomi
apicali. In molti casi in cui questa patologia è stata
controllata e curata, si è avuta la remissione o il miglioramento
dell'alopecia. La maggior parte di quelli che presentano infezioni
è affetta da alopecia areata in chiazze multiple o forme
ofiasiche, mentre alcuni pazienti mostrano alopecia decalvante
e alopecia universale.
Atopia
De Waart et al. nel 1984 considerarono le possibili relazioni
tra alopecia ed atopia, ricercata con l'anamnesi positiva personale
e/o familiare, le IgE totali e specifiche (test cutanei e Rast)
per i comuni allergeni (5). In seguito, De Ward et al. nel 1989
hanno rilevato che i pazienti con costituzione atopica presentavano
forme gravi di alopecia areata e molti Autori considerano l'atopia
un fattore che influenza negativamente il decorso e la prognosi
della malattia (6). Tale osservazione trova ulteriori conferma
nel fatto che la maggior parte degli atopici affetti da alopecia
areata (circa il 60%) riferisce l'insorgenza della prima manifestazione
clinica nei primi 12 anni di vita ed inoltre l'85% di essi nei
primi 20 anni. Queste percentuali sono significativamente più
elevate di quelle riscontrabili tra i soggetti con alopecia areata,
non atopici. Anche per quanto riguarda l'evoluzione, circa il
45% degli atopici riferisce una durata della malattia superiore
ai 10 anni, mentre tra i non atopici solo il 24% ha una prognosi
particolarmente severa (7). In conclusione, possiamo dire che
l'atopia influenza in maniera significativa sia l'epoca di insorgenza
che la durata complessiva della malttia. Nell'ambito della casistica,
si documenta una positività per atopia nel 16% dei casi,
con rapporto di 2:1 tra femmine e maschi, di cui molti con forme
in chiazze od ofiasiche, alcuni con alopecia decalvante e con
alopecia universale.
Fattori
genetici
L'intervento di fattori di natura genetica nella patogenesi dell'alopecia
areata è supportato dalla frequente familiarità
della malattia, rilevata in percentuali variabili dal 10 al 50%.
Inoltre, sono stati identificati alcuni antigeni di istocompatibilità
di classe I (B12, B16), e di classe II (DR4 eDRW11) ai quali verrebbe
ad associarsi un aumentato rischio di malattia.
Fattori
psicologici
E' difficile dire se i disturbi psichici che si osservano talvolta
in corso di alopecia areata siano la causa o la conseguenza della
malattia. Sono stati effettuati diversi studi riguardanti la personalità
del paziente alopecico da cui spesso sono emersi vari aspetti
quali inibizione affettiva, sessuale e sociale, emotività
esagerata, ritardo nello sviluppo affettivo, tendenza all'isolamento
e presenza di turbe sessuali. Nell'ambito di uno studio esteso
solo ad alcuni pazienti, il colloquio clinico ed i test psicologici
effettuati hanno evidenziato che in circa un terzo dei pazienti
sono presenti disturbi psico-patologici di tipo ansioso o depressivo
od eccezionalmente psicotico.
Malattie
autoimmuni
E' piuttosto frequente l'associazione dell'alopecia areata con
malattie a patogenesi autoimmuni come anemia perniciosa, vitiligine,
diabete mellito, tireopatie. L'associazione tra diabete mellito
insulino-dipendente ed alopecia totale è stata descritta
come manifestazione di una sindrome endocrina autoimmune dove
la presenza di un infiltrato linfocitario a livello dei bulbi
piliferi si associa a quella di autoanticorpi circolanti anticellule
beta pancreatiche e distruzione delle cellule beta (15). L'associazione
tra alopecia areata e la vitiligine viene riportata in circa il
14% dei casi (16), talvolta contemporaneamente a lichen ruber
planus (17), (18), o tiroide (19) (20). Nell'ambito della nostra
casistica, abbiamo riscontrato solo un caso di alopecia associata
a vitiligine. E' particolarmente frequente, inoltre, in corso
di alopecia areata, la presenza in circolo di autoanticorpi antitiroidei
(antitireo-globulina ed antimicrosomali), anche senza evidenti
segni clinici di tireopatia;tale reperto è frequente soprattutto
in donne giovani con alopecia particolarmente severa e ad insorgenza
precoce. Nell'ambito di una recente casistica, si è riscontrato
la presenza di anticorpi antitiroide nel 25% dei casi, ed in particolare,
nel 19% dei casi sono risultati positivi gli anticorpi antitireo-globulina
e nel 18% dei casi quelli antimicrosomiali. La maggior parte di
questi pazienti erano asintomatici ed il reperto di positività
anticorpale del tutto occasionale; infatti, la tireopatia era
nota precedentemente solo nel 2,5 dei casi casi. Degno di nota,
inoltre, è stato il riscontro di un caso di carcinoma papillifero
della tiroide in una paziente asintomatica. Anche in questa casistica,
tale reperto era il più frequente in soggetti giovani di
sesso femminile rispetto ai maschi, con un rapporto di 3:1, e
si riscontrava non solo nelle forme di alopecia totale pari al
7% dei casi, e universale pari al 5% dei casi, ma anche, e con
frequenza maggiore, nella forma a chiazze multiple pari al 13%
dei casi. Tra le malattie a probabile patogenesi autoimmune che
possono associarsi ad alopecia areata, merita un cenno particolare
il riscontro di alcuni casi di malattia celiaca in pazienti del
tutto asintomatici. In tali pazienti, il riscontro di valori della
ferritina particolarmente al di sotto della norma e resistenti
a terapia marziale, induce ad effettuare il dosaggio sierico degli
anticorpi antigliadina ed antiendomisio ed una esofagogastroduodenoscopia
con esame istologico di un frammento bioptico della prima porzione
duodenale. Questi esami permettono di diagnosticare la malattia
celiaca dell'adulto in assenza di altri reperti clinici.
Ipotesi
vascolare
L'ipotesi patogenetica su base microcircolatoria è stata
analizzata da vari Autori. Trevisan et al. hanno confermato un
aumento statisticamente significativo del tempo di filtrazione
eritrocitario in pazienti affetti da AA. Ipotizzando che il rallentamento
del passaggio delle emazie attraverso i capillari possa costituire
un importante momento patogenetico nell'AA, determinando o aggravando
la situazione ischemica localizzata al cuoio capelluto (22). Indagini
termografiche e fotopletismografiche all'infrarosso, hanno messo
in evidenza alcuni aspetti della peculiare situazione microcircolatoria
in casi di AA. Le indagini termografiche rivelano la presenza
di piccole aree ipertermiche, circondate da zone ipotermiche,
espressione di una compromissione dei sistemi efferenti capillaro-venulari,
con rallentamento del flusso da stasi. Con gli esami fotopletismografici
si rivela la presenza di alterazioni parietali delle piccole arterie
ed arteriole con ridotta capacità dell'onda sfigmica. E'
stata studiata anche la morfologia dei microvasi al microscopio
otticoe si è osservata una riduzione del numero e del diametro
dei capillari in sede peribulbare, mentre la microscopia elettronica
evidenziava una riduzione del lume ed una intensa vacuolizzazione
delle cellule endoteliali. In soggetti con forme croniche e resistenti
alle terapie si è osservato anche un notevole ispessimento
della lamina basale. L'impiego del laser doppler flussimetro a
livello delle aree alopeciche ha permesso di evidenziare una riduzione
variabile del flusso sanguigno che tendeva ad aumentare dopo stimolo
calorico. Queste anomalie flussimetriche indicherebbero che nelle
chiazze alopeciche esiste uno strato di vasocostrizione funzionale
basale, con paradossa vasodilatazione termoindotta, forse imputabile
ad un alterata distribuzione o funzione delle fibre neuro-peptidergiche.
E' possibile che la ridotta espressione in situ delle fibre neuropeptidergiche
sia responsabile della ridotta funzionalità dei mastociti,
che sono aumentati di numero, ma con indice di degranulazione
ridotto.
Ipotesi
immunitaria
Benchè l'eziologia dell'alopecia areata non sia ancora
completamente chiarita, diversi studi effettuati nell'ultimo decennio
hanno sottolineato l'importanza dei meccanismi immunologici implicati
nella patogenesi di questa affezione. Infatti è noto che
l'alopecia areata si associa frequentemente a patologie autoimmunitarie
come descritto precedentemente. Inoltre è frequente il
riscontro, nel sangue pilifero, di autoanticorpi soprattutto di
tipo organo-specifici come gli antitiroidei ed anticellule parietali
gastriche (28), ma talvolta anche di quelli non organo-specifici
come gli antinucleo, antimitocondrio, antimuscolo liscio (29),
(30). Il capello normale presenta antigeni di istocompatibilità
di classe I solo a livello della porzione superficiale della guaina
epiteliale esterna, ed assai raramente nella zona infrainfundibolare
compresa la matrice. Al contrario nell'alopecia areata, le celule
della matrice esprimono sia antigeni di I che di II classe. Questa
abnorme espressione da parte della matrice di antigeni di prima
classe è il requisito per una specifica interazione con
i linfociti citotossici. E' nota la presenza di un evidente infiltrato
infiammatorio in sede peribulbare, soprattutto a livello delle
chiazze alopeciche in fase progressiva. La tipizzazione immunofenotipica
di tale infiltrato ha evidenziato le prevalenza di linfociti OKT4,
di cellule di Langherans OKT6 positive, e di una elevata concentrazione
di linfociti T attivati HLA DR+, presenti anche nel sangue periferico
di soggetti affetti da alopecia areata (31). Inoltre, l'espressione
delle molecole di adesione LFA1 sui linfociti T4 circolanti, ICAM-1
ed ELAM-1, in particolare sulle cellule endoteliali, permette
di ipotizzare il passaggio di linfociti dal torrente circolatorio
al derma come primo evento immunologico nella patogenesi di questa
malattia (32). I linfociti aderiscono alle cellule endoteliali,
attraverso l'interstizio perivascolare, raggiungono le strutture
bulbari dove un ipotetico antigene, presentato da cellule dendritiche,
potrebbe innescare un processo immunologico di tipo cellulo-mediato
(33). Resta da chiarire la natura dell'ipotetico antigene che
innesca la reazione cellulo-mediata e che potrebbe essere un antigene
esogeno o, più probabilmente, un antigene endogeno modificato
(34). D'altro canto, i benefici effetti del trattamento con sostanze
ad attività immunomodulante come corticosteroidi, allergeni
da contatto (35), timopentina (36) e ciclosporina (37) aggiungono
dati all'ipotesi della patogenesi immunologica. Studi sulla reattività
immunitaria cellulo-mediata di pazienti affetti da AA eseguiti
nell'ultimo decennio mediante il multitest, non hanno fornito
risultati significativi rispetto ai controlli sani e gli studi
delle sottopopolazioni linfocitarie nel sangue periferico hanno
dato risultati contrastanti. In alcuni casi non è stata
riscontrata apprezzabile differenza quantitativa delle sottopopolazioni
linfocitarie di soggeti affetti rispetto ai controlli sani (39),
(40). In altri, a fronte di valori normali di linfociti T totali,
è stato rilevato un aumento (41) o una riduzione (42)della
popolazione OKT8, con incremento della popolazione OKT4 (43).
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